Dall'11 al 17 febbraio ritorna "Sette di cuore", la settimana di prevenzione e sensibilizzazione sulle malattie cardio-vascolari organizzata dal dipartimento Cardio-polmonare dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria.
Numerose le iniziative della settimana, che quest'anno ha come tema il trattamento dell'infarto del miocardio e la nascita di una rete provinciale cardiologica intra-ospedaliera che coinvolge i presidi ospedalieri di Parma, Fidenza, Borgotaro e la Centrale Operativa 118.
Ne parliamo con Diego Ardissino, direttore della Cardiologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, e con Mario De Blasi, coordinatore del Comitato cardiologico di rete provinciale per l'Azienda Usl.
Dott. De Blasi, perché è nata la rete provinciale per l'infarto miocardico acuto e di cosa si occupa?
L'esigenza di costituire la rete intraospedaliera per l'emergenza coronarica è stata definita da un documento della Federazione italiana di cardiologia e della Società italiana di cardiologia invasiva già nel 2005. La regione Emilia Romagna con un progetto denominato Prima Rer ha costituito gli schemi operativi attraverso i quali realizzare la rete nelle singole province.
Nel corso del 2007 la Commissione cardiologica provinciale, organismo interaziendale che permette di coordinare la rete con la partecipazione delle direzioni sanitarie dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria e dell'Azienda Usl, dei rappresentanti dell'Ordine dei medici, del 118 e delle strutture cardiologiche e di Pronto soccorso degli ospedali di Parma, Fidenza e Borgotaro ha definito i percorsi e i protocolli per la realizzazione della rete provinciale per l'infarto del miocardio.
Quale obiettivo si persegue con la rete?
Obiettivo principale della rete è aumentare il numero di pazienti colpiti da attacco cardiaco che giungono vivi in ospedale e accogliere in modo appropriato coloro che sono colpiti da infarto, iniziando il più rapidamente possibile i trattamenti necessari, indipendentemente dal luogo dove viene formulata la diagnosi.
Nella pratica, entro la fine dell'anno tutte le automediche (le auto che intervengono in appoggio all'ambulanza e con un medico nell'equipaggio) verranno dotate di un dispositivo di teletrasmissione dell'elettrocardiogramma: in caso di sospetto attacco cardiaco, gli operatori del 118 possono effettuare l'elettrocardiogramma al paziente direttamente sul luogo dell'intervento e inviare i risultati a un computer dell'Unità terapia intensiva coronaria (Utic) dell'Ospedale di Parma, dove vengono valutati dal medico di guardia.
E la fase successiva come viene gestita?
I medici della cardiologia potranno quindi dare indicazione agli operatori del 118 su dove portare il paziente e, nel caso sia necessario intervenire d'urgenza in emodinamica con un intervento di angioplastica, il paziente viene ricoverato direttamente nell'Unità operativa di cardiologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, senza dovere passare dal Pronto soccorso.
Dall'inizio di gennaio è già iniziata in via sperimentale la trasmissione dell'elettrocardiogramma da un'automedica all'Utic dell'Ospedale di Parma e le tecnologie necessarie a dotare anche le altre automediche del dispositivo di teletrasmissione sono già a disposizione delle due aziende sanitarie.
Dottor Ardissino, che cosa deve fare quindi un cittadino che sospetta di avere un attacco cardiaco in corso?
L'arma più potente contro l'infarto del miocardio acuto è proprio la precocità del trattamento: la probabilità di successo di un'eventuale angioplastica (intervento che prevede l'inserimento di un catetere nel cuore per aprire una coronaria che nel corso dell'infarto è stata ostruita) è tanto maggiore quanto più l'intervento avviene a breve distanza di tempo rispetto all'insorgenza dell'attacco.
Quindi chi bisogna avvisare?
Se si sospetta di avere un dolore di origine cardiaca e di avere un attacco di cuore in corso è fondamentale chiamare subito il 118, perché sul posto verranno mandate le automediche con la possibilità di teletrasmettere l'elettrocardiogramma. In tempo reale in Cardiologia verrà effettuata la diagnosi e il paziente potrà così essere indirizzato nel luogo opportuno per ottimizzare i tempi degli interventi.
Se è necessario intervenire con un'angioplastica, il paziente viene portato direttamente in Emodinamica e al suo arrivo i medici sono già pronti a prenderlo in carico. Tutti quelli che invece sono colpiti da un attacco di cuore che non richiede un intervento urgente in Emodinamica, seguono i percorsi tradizionali del Pronto soccorso e verranno eventualmente ricoverati nelle unità operative cardiologiche dopo essere stati stabilizzati.
Cosa non si deve fare?
Oggi la maggior parte dei pazienti che hanno un attacco cardiaco in corso non chiamano il 118, ma arrivano al Pronto soccorso con mezzi propri, qualche volta anche da soli. Si tratta di un comportamento molto pericoloso, perché il paziente non è in grado di valutare la gravità dell'attacco: non c'è infatti una relazione precisa tra l'entità del dolore percepito e la gravità dell'attacco.
Qual è oggi la mortalità per infarto?
In Italia si registrano ogni anno circa 640 morti per infarto per milione di abitanti, per una percentuale pari al 0,064%. Nella provincia di Parma la percentuale è di poco superiore (0,08%): si parla infatti di 320 morti per infarto su una popolazione di circa quattrocentomila abitanti.
È importante precisare che questi dati non comprendono le morti per infarto per cui non viene richiesto l'intervento del personale sanitario.
Grazie alle possibilità di intervento e di trattamento attualmente a disposizione, invece, negli ultimi anni la mortalità intra-ospedaliera per infarto è diminuita notevolmente. Proprio per questo, la buona abitudine che si deve diffondere tra i cittadini è quella di ricorrere al 118 quando si sospetta di avere un attacco cardiaco in corso o si assiste una persona che lamenta un dolore riconducibile a un attacco cardiaco: solo in questo modo si aumentano le possibilità del paziente di arrivare vivo in ospedale e di essere subito curato nel luogo e nel modo più opportuno.
Domenica 17 febbraio presso gli ambulatori del padiglione del Cuore verranno effettuate 80 visite cardiologiche gratuite a pazienti non cardiopatici, per valutare eventuali fattori di rischio e predisposizione alle malattie cardiovascolari. Quali sono i fattori di rischio principali?
I fattori di rischio principali che predispongono a un attacco di cuore sono sei: l'ereditarietà, il fumo, la dislipidemia (avere il colesterolo alto nel sangue), il diabete, la pressione alta e la condizione di sovrappeso.
In base all'età, al sesso e ai fattori di rischio, esistono oggi anche delle tabelle che permettono di oggettivizzare il rischio di essere soggetti a infarto del miocardio. Una volta valutato il proprio livello di rischio, è possibile ridurlo, cercando di contrastare, per quanto possibile, i fattori di rischio e modificando il proprio stile di vita.
Come è necessario modificare il proprio stile di vita?
Per prevenire il rischio di attacco cardiaco è importante intervenire in particolare nel campo dell'alimentazione: bisogna innanzi tutto evitare tutti i grassi di origine animale. È consigliato inoltre mangiare pesce tre volte alla settimana e molta frutta e verdura.
Nel caso di diabete e pressione alta, poi, è molto importante seguire eventuali prescrizioni mediche per l'assunzione di farmaci.
Anche l'attività fisica costante può essere utile per contrastare gli attacchi di cuore: basta per esempio una passeggiata quotidiana di 40 minuti per fare diminuire il proprio rischio di infarto del 70%.
[foto: Diego Ardissino]